Non aggiungo altro perchè il video credo sia ben fatto ed è molto chiaro. Buona visione
giovedì 27 novembre 2008
mercoledì 26 novembre 2008
La Magistratura chiede aiuto ai caschi blu

Ora d'aria
l'Unità, 24 novembre 2008
Ha fatto scalpore l’appello dell’Associazione magistrati al relatore speciale per i Diritti umani dell’Onu, Leandro Despouy, perché prenda posizione sui continui attacchi del governo italiano (ma non solo) alle toghe inquirenti e giudicanti. Le meglio firme del bigoncio, da Mattia Feltri sulla Stampa a Pigi Battista sul Corriere, hanno ironizzato sull’iniziativa. Per Feltri jr. la storia della “Toga Rossa” che invoca “i Caschi Blu” sarebbe “umoristica” e inedita, “gente come la Paciotti e Bruti Liberati mai si sarebbe sognata l’appello all’Onu”. Per Cerchiobattista, l’Anm soffrirebbe addirittura di “smania contagiosa del gesto eclatante”, “zelo allarmistico”, “lancinante nostalgia per un’epoca che si è chiusa”. E l’“appello sconclusionato” sarebbe una “sfida al buon senso” col “singolare coinvolgimento dell’Onu nelle vicende politiche italiane”, “ultimo residuo di una guerra tra politica e magistratura”, “rituale stanco della retorica reducistica” di una magistratura che pretende di “recitare la parte del contropotere militante nei confronti della politica”, “riluttante a rientrare nei ranghi” dopo aver “posto la pietra tombale sulla Prima Repubblica condizionando pesantemente la Seconda”.
Evidentemente questo Battista è appena atterrato da Marte, dunque non può sapere che le indagini sulla Prima Repubblica e su molti esponenti della Seconda dipendono dal fatto che molti politici italiani rubano e in Italia, come nel resto del mondo, la magistratura ha il compito di acchiappare i ladri. Solo che, nel resto del mondo, i governi si guardano bene dal prendersela con i magistrati: di solito se la prendono con i ladri. Ma sono tutti paesi che non hanno la fortuna di vantare giornalisti come Feltri e Battista, specializzati nel commentare cose che non conoscono.
Nella fattispecie, Battista e Feltri jr. non sanno che il relatore speciale Despouy ha l’incarico di vigilare per conto dell’Onu sull’“indipendenza di magistratura e avvocatura” nei paesi membri. E’ il referente istituzionale dei rappresentanti di magistrati e avvocati. Nel 2002 il suo predecessore malese Dato Param Cumanaraswamy fu inviato per ben due volte in Italia dall’Onu senza che nessuno lo chiamasse, per verificare de visu i continui attacchi del governo Berlusconi II alla magistratura. Parlò con tutti i soggetti interessati, compresa l’Anm (al cui vertice sedeva Bruti Liberati…). Poi, il 3 aprile 2002, stilò la sua relazione finale in cui censurava l’assedio di governo e maggioranza del centrodestra alle toghe, ma anche “il conflitto d’interessi” degli avvocati parlamentari che possono “avvantaggiare i loro clienti”. Soprattutto uno, il solito. E concludeva: “Vi sono motivi ragionevoli perché giudici e pm sentano minacciata la loro indipendenza” anche a causa degli “attacchi del governo… Gli importanti politici sotto processo a Milano dovrebbero rispettare il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale e non dovrebbero ritardare i processi. Le decisioni dei Tribunali devono essere rispettate da tutti”.
Al giurista malese bastarono pochi giorni in Italia per inquadrare la drammatica lesione della divisione dei poteri, principio cardine dello Stato liberale di diritto. Feltri e Battista, rispettivamente ex redattore del Foglio di Berlusconi ed ex vicedirettore di Panorama di Berlusconi, in Italia vivono e scrivono da sempre. Eppure (o forse proprio per questo) non han mai notato nulla di strano negli attacchi politici al potere giudiziario. Ciò che si vede a occhio nudo dalla Malesia, da casa Berlusconi si nota un po’ meno.
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Marco Travaglio
martedì 25 novembre 2008
La coerenza di Silvio

Davvero interessante questo articolo comparso su Vanity Fair anche se la fonte non è delle più autoritarie dal punto di vista politico. L'articolo però in poche righe chiarifica bene la posizione del nostro presidente del consiglio (scritto appositamente minuscolo):
Vanity Fair, 20 novembre 2008
Una della meravigliose qualità di Silvio Berlusconi è che non avendo opinioni, le ha tutte. E’ contemporaneamente filo americano e filo russo, sta con l’Europa, ma sta anche con i celti orobici della Lega che sono contro. E’ amico contemporaneamente dei cinesi e del Dalai Lama. Ai vertici internazionali difende i diritti umani. Ma se li scorda quando atterra a Tripoli per finanziare con 5 miliardi di euro la dittatura del suo amico Gheddafi. E’ per “il ritorno all’etica nella finanza”. Ma ha preteso la depenalizzazione del falso in bilancio per scampare a un po’ di processi.
Quando sta alla Casa Bianca è capace di travolgere il palchetto pur di baciare George W. Bush che resta immobile a guardarlo allarmato. Quando è nel gelido Cremlino si scalda con il colbacco e con gli abbracci a Putin e Medvedev, amici suoi, critica lo scudo spaziale americano, “una provocazione”, difende i carri russi in Georgia, sostiene che la tragedia cecena sia un’invenzione. Di fianco al leader turco Erdogan dice che l’Europa non sarà completa fino all’ingresso della Turchia, e lui si batterà per il popolo turco. Ma quando va all’Eliseo, dove abita il marito di Carla Bruni che i turchi in Europa non vuol farli neanche avvicinare, lui dice che niente lo divide dal suo amico Sarkozy.
Un volta l’ingegner Carlo De Benedetti, di ritorno da Londra dove aveva incontrato il primo ministro Tony Blair, raccontava lo stupore del leader britannico per il perenne sorriso di Silvio ai tavoli delle consultazioni: “E’ sempre d’accordo su tutto. Non chiede mai nulla”. Ma a pensarci bene: perché non dovrebbe sorridere, visto che gli stiamo dando (e si sta prendendo) tutto?
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PDL
lunedì 24 novembre 2008
sabato 22 novembre 2008
Obama, un politico certemente NON all'italiana...

Riporto prima un video dove Travaglio illustra ad AnnoZero la differenza tra la politica e gli uomini voluti dal neo eletto 44esimo Presidente degli Stati Uniti d'America e la nostra politica. Questo video è alquanto interessante per chi, non studiando la politica, a volte ha difficoltà a potersi confrontare con cosa succede nelle democrazie del mondo. Questo video parla del questionario che Obama ha presentato ai propri candidati ad assumere funzioni pubbliche. La lista completa delle domande l'ha trovate qui: clicca qui.
Un'altro "divertente" video è quello riportato immediatamente sotto dove, si vede il comportamento di Obama durante, come ricorderete, il discorso tenuto nel Congresso degli USA da parte di Berlusconi.
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Politica
venerdì 21 novembre 2008
Emergency, una delle tante sue iniziative

Riporto una mail arrivatami da Emergency, dove viene raccontata una delle tante storie della loro azione di aiuto no-profit e di volontariato, in una delle tante parti di quella povera martoriata terra chiamata Africa:
"La nostra idea di pace" in questi giorni e' anche nelle corsie del
Centro Salam.
Una babele di lingue, etnie, storie, un vociare di bambini che corrono
per i corridoi facendo impazzire tutti. Eritrei, etiopi, sudanesi,
centrafricani e, tra poco, sierraleonesi e ruandesi.
Il Centro Salam e' ormai in grado di effettuare quattro interventi
quotidiani e l'ospedale e' in un fermento indescrivibile.
Vado a trovare Fanne', la bimba centrafricana che avevo accompagnato
all'aeroporto lo scorso settembre; e' appena stata operata. Sta bene
ma si muove ancora con difficolta', ostacolata dai drenaggi e dalla
ferita fresca dell'operazione. Viene da un piccolo villaggio alla
periferia di Bangui, parla soltanto Sango (la lingua del Centrafrica),
ma il suo sorriso le e' sufficiente a farsi capire. La sua malattia e'
stata scoperta per caso da un medico locale e per caso ha potuto
imboccare la via del Salam. Il Centrafrica a una bambina malata come
Fanne' non avrebbe potuto offrire alcuna possibilita' di cura.
La saluto in sango: "Baramo'!". E' felice di sentire una parola a lei
familiare e risponde in un arabo stentato: "Tamam" (tutto bene).
E' il gioco di tutti i giorni, poi il nostro dialogo verbale si ferma
qui per lasciare spazio ai gesti. Mi prende per mano e mi accompagna a
fare una passeggiata per il corridoio della corsia. Saluta quelli che
incontra stringendo la mano e ringraziandoli, quasi a volermi
dimostrare che conosce tutti in ospedale. Con gli altri bambini
ricoverati comunica a sorrisi, le basta.
Chissa' che cosa le passa per la mente, chissa' come appare questo
posto a lei che proviene dal centro dell'Africa, da uno dei paesi piu'
poveri del mondo dove esistono due cardiologi per quattro milioni di
abitanti e nemmeno un ecografo.
La sua e' una delle mille storie di questo ospedale e ha una sola cosa
in comune con tutte le altre: per Fanne' questa e' l'unica
opportunita' di vita contro un destino segnato.
"La nostra idea di pace" e' tutta qui: in questo pezzo d'Africa in via
di guarigione.
Per informazioni sul Centro Salam di cardiochirurgia in Sudan:
http://www.emergency.it/menu.php?A=002&SA=030&P=019&ln=It
Per sostenere le attivita' di Emergency:
http://www.emergency.it/menu.php?A=004&SA=021&ln=It
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volontariato
mercoledì 19 novembre 2008
Vai in vacanza e vivi come un boss della mafia

Riporto un interessante articolo comparso su The Guardian, giornale inglese:
Al culmine del proprio potere, il famigerato boss della mafia siciliana Totò Riina aveva l’abitudine di festeggiare un assassinio offrendo un banchetto nella sua casa colonica vicino Corleone. I criminali più potenti dell’isola avrebbero bevuto champagne e ammucchiato bistecche sopra la griglia all’aperto. In un’occasione, agli inizi degli anni 80, Riina invitò alcuni dei suoi nemici a cena e li strangolò mentre, sazi dell’abbuffata, rimanevano seduti a tavola.
Ora anche i turisti possono mangiare al tavolo di Riina e immaginarlo mentre dà l’ordine di assassinare qualcuno. La casa colonica in pietra con alcuni acri di terreno circostante, a Gorgo del Drago, è ora aperta come hotel-ristorante. Il progetto sarà gestito dai volontari del gruppo Pio La Torre (nome dato in onore del politico che ha redatto la legge per confiscare i patrimoni della mafia).
Il turismo mafioso potrebbe diventare in Sicilia un’attività molto redditizia. Ad aprile del 2006 - solo alcuni giorni dopo l’arresto del boss mafioso Bernardo Provenzano, avvenuto in un’angusta baracca di pastori vicino Corleone, dopo 43 anni di latitanza - giravano delle voci secondo cui si pensava di convertire l’ultimo rifugio di Provenzano in un hotel. “I turisti potrebbero fare l’esperienza di vivere come ha vissuto lui ”dice uno degli uomini della zona e continua suggerendo che “potrebbero mantenere le stanze come Provenzano le ha trovate“ e nel ristorante si potrebbero fare dei menù imitando i famosi messaggi in codice battuti a macchina del boss. L’idea è pittoresca e nonostante la vista che si gode dalla cascina di Provenzano sia spettacolare, i turisti alla ricerca di una certa autenticità dovrebbero vivere in un oscuramento totale, come ha fatto lui.
Fin da quando la legge che consente allo stato di sequestrare i patrimoni dei mafiosi condannati è entrata in vigore nel 1982, prendere una decisione su cosa fare delle proprietà confiscate ha creato un sacco di grattacapi agli enti locali. Non si possono vendere, per paura che ricadano nelle mani dei vecchi proprietari. Sulle rive di Mongerbino e Aspradi, le lussureggianti ville appartenenti ad alcuni mafiosi condannati rimangono deserte e in rovina. Segni di vandalismo rivelano la determinazione delle famiglie: se non potranno godersi la loro casa al mare, nessun’altro potrà.
La casa di famiglia di Provenzano a Corleone è diventata un ostello per gruppi di giovani attivisti che lavorano nei vecchi vigneti un tempo appartenuti alla mafia, dimostrando così la loro solidarietà con i giovani attivisti locali che la combattono. Ma la scorsa estate le viti sono state danneggiate da una mano esperta, così da poter impedire il raccolto dell’anno successivo. Malgrado ciò, l’agriturismo ideologico potrebbe essere redditizio, ma in questo baluardo mafioso c’è ancora chi fa della resistenza locale.
Traduzione italiadallestero.info .
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