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martedì 23 dicembre 2008

Repubblica Democratica del Congo: conclusioni e raccomandazioni a seguito della missione di Amnesty International. Crimini di guerra in corso. Indispe


Riporto un bollettino di Amnesty International sulla situazione nella Repubblica "Democratica" del Congo. La situazione è disastrosa, leggete voi stessi:

Tra novembre e l'inizio di dicembre, una delegazione di Amnesty International ha svolto una missione di ricerca nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc), visitando la provincia del Nord Kivu e i campi profughi situati lungo il confine con l'Uganda sud-occidentale.

I delegati di Amnesty International hanno svolto ricerche sulle violazioni dei diritti umani verificatesi nel corso del conflitto e hanno avuto colloqui con alti rappresentanti di tutte le parti coinvolte. In particolare, hanno incontrato esponenti di organizzazioni umanitarie, agenzie delle Nazioni Unite, comandanti delle forze di peacekeeping (tra cui il generale della Monuc, Bipin Rawat) e attivisti locali per i diritti umani. Inoltre, hanno incontrato o intervistato vittime e testimoni delle recenti violazioni dei diritti umani, il comandante delle forze armate regolari della provincia del Nord Kivu, generale Mayala, il capo dei ribelli del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp), Laurent Nkunda, e comandanti delle milizie locali mayi-mayi.

Amnesty International e altre organizzazioni per i diritti umani hanno inviato oggi una lettera aperta al Consiglio di sicurezza chiedendo il rafforzamento dell'embargo Onu sulle armi nell'Rdc. La lettera aperta evidenzia l'assenza di procedure con cui la Monuc possa verificare che le forniture militari provenienti da Sudan, Cina e altri paesi e destinate all'esercito regolare, siano utilizzate esclusivamente da quest'ultimo. Le organizzazioni per i diritti umani, inoltre, hanno sollecitato il Consiglio di sicurezza ad assistere il governo dell'Rdc nel compito di professionalizzare le proprie forze armate, evitare la dispersione delle forniture militari e porre fine all'impunità.

Conclusioni della missione di Amnesty International

Le informazioni di prima mano raccolte dalla missione di Amnesty International indicano che nella provincia del Nord Kivu sono in corso crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani. Esse comprendono:
1. Uccisioni illegali di civili, su scala quotidiana

Il 5 novembre a Kiwanja uomini armati del Cndp hanno ucciso decine di civili, prevalentemente di etnia nande e hutu, come rappresaglia per un precedente attacco portato contro la città da parte delle milizie mayi-mayi. Sempre a Kiwanja, il 28 novembre, sono state assassinate sette persone appartenenti al medesimo nucleo familiare.
2. Violenza sessuale

È un fenomeno diffuso che chiama in causa sia le forze governative che i gruppi armati. Uno specialista che cura le sopravvissute allo stupro ha descritto questa come una pratica "istituzionalizzata" tra le forze armate. Le donne stuprate vengono talvolta minacciate di morte se cercheranno assistenza medica. Sia i mayi-mayi che le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr) sequestrano e violentano donne e bambine. Amnesty International ha riscontrato una dimensione etnica dello stupro (che colpisce, cioè, le donne e le bambine della comunità percepita come "opposta"), mentre in ulteriori casi è stato utilizzato come forma di punizione o di rappresaglia. Il fatto che le forze armate regolari e i comandanti dei gruppi armati quasi non prendano alcuna misura per prevenire e punire gli stupri indica che questo crimine viene condonato e implicitamente incoraggiato.
3. Bambini soldato

C'è stata una ripresa dell'arruolamento o del ri-arruolamento dei bambini da parte dei gruppi armati. Molti di essi hanno cercato di nascondersi per evitare il sequestro e il reclutamento. I bambini costituiscono tra il 50 e il 60 per cento dei rifugiati e degli sfollati.
4. Minacce ai difensori dei diritti umani

Molti attivisti per i diritti umani, giornalisti e operatori sanitari continuano a ricevere minacce da parte delle forze armate. Alcuni di essi sono stati costretti a lasciare il paese o a entrare in clandestinità.
5. Situazione umanitaria

La situazione resta disperata per decine di migliaia di sfollati nelle zone di Masisi, Lubero e Rutshuru, dove a causa della violenza in corso gli aiuti umanitari devono ancora arrivare. Anche nei campi profughi nei pressi di Goma, dove gli aiuti sono arrivati, molte persone vivono nel terrore e la protezione fisica è assai scarsa. Vi sono regolari denunce di stupri, saccheggi e sparatorie, spesso ad opera delle forze governative.

A novembre, gli organismi umanitari avevano stimato che circa il 70 per cento della popolazione del Nord Kivu (su un totale di cinque milioni di persone) risultava sfollato o affluito all'interno di campi profughi. Secondo la Monuc, un abitante su quattro della provincia (circa 1.350.000 persone) è stato registrato come profugo. La situazione dei campi profughi e la fornitura degli aiuti variano in base al controllo esercitato sulla zona dai gruppi armati; alcuni campi sono stati distrutti.
6. Esercito regolare

Le forze armate regolari (Fardc) sono le prime responsabili dell'integrità territoriale e della sicurezza ma continuano a commettere gravi violazioni dei diritti umani, come stupri e saccheggi. La disciplina è completamente assente in alcune zone del Nord Kivu, specialmente intorno a Kanyabayonga, dove i soldati si sono dati a prolungati saccheggi, compiendo stupri e uccisioni. Le Fardc sono un amalgama tra le forze del precedente governo e unità di gruppi armati di opposizione. Sono scarsamente addestrate e lacerate da preesistenti lealtà etniche e politiche. Grandi quantità di armi delle Fardc sono finite nelle mani dei gruppi armati.

Al termine della missione, Amnesty International ha ribadito la necessità urgente di un'efficace protezione della popolazione civile del Nord Kivu. Questa al momento risulta l'eccezione piuttosto che la regola, dato che molte comunità vivono ancora nel terrore o si danno alla fuga, nell'assenza di qualsiasi forma visibile di protezione da parte della Monuc. La Monuc, a sua volta, attende ancora l'arrivo dei 3000 peacekeeper aggiuntivi, disposti dal Consiglio di Sicurezza a novembre. Le Nazioni Unite hanno espresso l'auspicio che questa forza possa stabilizzare la regione mentre si svolgono i negoziati politici. Tuttavia, il mandato e la zona di dispiegamento della forza aggiuntiva rimangono ancora da chiarire.

Raccomandazioni di Amnesty International

Il rafforzamento della Monuc è imperativo e urgente. Ogni giorno di ritardo costa vite umane. Lasciare che migliaia di persone si diano alla fuga senza protezione o che le donne e le ragazze nei campi profughi siano esposte alla violenza sessuale è inaccettabile. La Monuc deve diventare più attiva e visibile, soprattutto lungo le strade principali del Nord Kivu, e mantenere una presenza stabile presso le barriere organizzate dalle Fardc e dai gruppi armati lungo quelle vie di comunicazione. Inoltre, deve svolgere pattugliamento all'interno e all'esterno dei campi profughi, soprattutto di notte, così come in modo più ampio di giorno, quando i profughi lasciano i campi per cercare cibo e legna.

Occorre rinnovare la pressione sulla comunità internazionale, sui governi che hanno influenza regionale, sull'esercito nazionale e sui gruppi armati di opposizione affinché cessi il ciclo delle violazioni dei diritti umani. Questo obiettivo dev'essere centrale negli attuali e futuri sforzi diplomatici per fermare i combattimenti e lo stesso inviato speciale del Segretario generale dell'Onu, Olusegun Obasanjo, dovrà tenerne conto nella sua mediazione.

La mediazione in corso dovrà anche proporre e gettare le fondamenta per una soluzione a lungo termine delle cause del conflitto, che preveda pertanto:

* la fine della presenza dell'Fdlr e di altri gruppi armati stranieri nell'est dell'Rdc;
* la fine della proliferazione delle armi e uno stretto controllo sulle forniture di armi in tutto il territorio;
* una piena riforma dell'esercito, per renderlo capace di proteggere tutte le comunità dell'est del paese in modo neutrale e nel pieno rispetto dei diritti umani. Gli appartenenti alle forze armate sospettati di crimini di guerra o di altre gravi violazioni dei diritti umani dovranno essere immediatamente rimossi da ogni posizione di comando nell'esercito e nelle altre forze di sicurezza;
* la fine dell'impunità e lo sviluppo di meccanismi nazionali di giustizia con lo specifico mandato di indagare e svolgere processi sulle violazioni dei diritti umani commesse nell'Rdc a partire dal 1994.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 15 dicembre 2008

Per approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

martedì 16 dicembre 2008

Il Canada non è una democrazia


Molti credono che il Canada sia un paese democratico, sviluppato e civilizzato. Non è vero. In Canada c'è stato e continua ad esserci, in certo modo, lo sterminio dei Nativi Americani. Bambini uccisi, maltrattati e torturati. Chi sono i colpevoli? Governo, chiese ( cattolica, anglicana, chiesa unita ) e RCMP. Si parla non di semplici uccisioni, ma di un vero e proprio GENOCIDIO RAZZIALE.

Qualcuno di voi leggendo queste parole dirà che sono un folle e un visionario, bene vi invito a guardare questo documentario pieno di testimonianze agghiaccianti per una vicenda raccapricciante:



Oppure clicca qui ( formato WMP ) o clicca qui ( formato RealPlayer )

Descrizione del documentario:

Il documentario “Unrepentant: Kevin Annett and Canada’s Genocide” descrive la storia personale di Kevin Annett quando, nelle veste di reverendo, si è scontrato con la Chiesa Unita per il suo interessamento ai fatti accaduti
nelle scuole residenziali canadesi e il genocidio commesso dai responsabili religiosi di queste scuole, dove centinaia di migliaia di bambini Nativi sono stati rinchiusi, dopo essere stati rapiti alle famiglie, e costretti a parlare solo inglese, a dimenticare la propria cultura e a professare la religione cristiana. Qui hanno subito violenze fisiche e sessuali, elettroshock, sterilizzazioni e, in molti casi, la morte. Il film ha ricevuto numerosi premi, al New York Independent Film and Video Festival nel 2006 e come miglior documentario al Los Angeles Independent Film Festival nel marzo 2007.
Questa versione sottotitolata in italiano è frutto di un lavoro di numerose persone, in primo luogo Kevin Annett, Nativi Americani.it e Stefania Pontone, Cristina Merlo, Vittorio Delle Fratte, White Tara Production.

Visita il sito: www.nativiamericani.it



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mercoledì 5 novembre 2008

L'uomo più potente al mondo è nero, un sogno


Se lo avremmo chiesto sessanta anni fa, chiunque ci avrebbe risposto che era impossibile. Impossibile che un uomo di colore potesse diventare Presidente degli Stati Uniti d'America, quando allora un nero non poteva ambire ai sedili anteriori di un mezzo pubblico. Oggi quello che per molti era un sogno, un utopia, si è avverato.

Sono molto felice di questa vittoria perchè tralasciando l'aspetto politico, la vittoria di Barak Obama è un buon segno di civiltà, euguaglianza e soprattutto di lotta al razzismo.

Tutto quello a cui stiamo assistendo oggi è l'apice di un processo molto lungo di lotta sociale da parte di molti, un cambiamento, iniziato almeno sessanta anni fa. La storia ci insegna che gli uomini che hanno combattuto o che combattono per un'ideale giusto non muoiono MAI invano, un esempio, Martin Luther King.

Martin Luther King fece un discorso che passò alla storia, che oggi mi sento di ricordare e diceva più o meno così:

« I have a dream: that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal" »

Italiano:
« Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: "Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali" »
Oggi non possiamo certamente dire di essere arrivati alla totale mancanza di discriminazione, ma un ulteriore passo in avanti lo abbiamo fatto.

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lunedì 27 ottobre 2008

Repubblica Democratica del Congo e il grande silenzio


Ogni tanto come sapete, voi che seguite il blog, mi interesso anche di quello che accade fuori l'Italia. Quello di cui tratto oggi è qualcosa di raccapricciante, della quale non riesco neanche ad immaginare. Mentre vi parlo sto male. Sto male perchè cose del genere non dovrebbero accadere ma purtroppo accadono e nessuno sa niente.

Nella Repubblica Democratica del Congo da diversi anni a questa parte sta susseguendosi una serie infinita di crimini sulle donne. Il Congo è un ricchissimo stato il quale è dilaniato da cruente guerre civili che vedono come obbiettivo appunto la predominanza in una terra tanto ricca.

Il Congo citando dall'enciclopedia:
The Congo is the world's largest producer of cobalt ore,[9] and a major producer of copper and industrial diamonds. It has significant deposits of tantalum, which is used in the fabrication of electronic components in computers and mobile phones
Traduzione grezza: Il Congo è il più grande produttore al mondo di cobalto grezzo, e maggiore produttore di rame ed industria di diamanti. Ha inoltre un significativo deposito di tantalio, il quale è usato per fabbricare componenti elettronici per computer e telefonini.
Vittime di queste guerre sono, soprattutto, le donne, le quali sono violentate CON FUCILI poi rapate a zero e perchè no, riviolentate
Le donne hanno poi due scelte, la prima raccontare la violenza, il che significherebbe l'abbandono da parte dei mariti e dei familiari, la seconda tacere e lasciarsi logorare da questa violenza. 

In Congo ( nella repubblica democratica, esistono due conghi ) c'è uno dei più grandi reggimenti ONU con 17000 soldati. I quali non muovono un dito nonostante dovrebbero essere li per proteggere la popolazione. Volendo essere maliziosi, si potrebbe dire che i soldati sono li per garantire le risorse minerarie, di questa ricca terra, alle grandi nazioni o alle grandi multinazionali. Ovviamente è una supposizione ma credo non troppo errata. 

Fortunatamente c'è qualcuno che cerca di aiutare queste povere donne: Social Aid For the Elimination of Rape (SAFER) .
Ognuno di noi può mettersi in contatto con questa associazione, se si vuole in qualche modo partecipare.
Da parte nostra credo che già passando parola sia un piccolissimo aiuto, perchè se tutti ne parlassero e se l'opione pubblica mondiale si concentrasse un'attimo su questa tematica, qualcosa si potrebbe fare. Quindi PASSATE PAROLA e INFORMATE.



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