Per calcolare lo stato della libertà d’informazione in Italia, c’è un’ottima unità di misura: lo spazio dedicato dalla stampa e dai tg nazionali al processo in corso a Palermo a carico dell’ex capo del Ros e poi del Sismi, generale Mario Mori, e del suo vice, col. Mario Obinu, per favoreggiamento alla mafia a causa della mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995. Una cosina da niente. Nemmeno una riga, una parola sulle udienze che si susseguono da metà luglio. In aula non si vede quasi mai un cronista e non è mai entrata una sola telecamera. Una delle rare eccezioni è Lirio Abbate, il valoroso giornalista dell’Ansa che vive sotto scorta per le minacce mafiose dopo aver scritto “I complici” con Peter Gomez. Mercoledì ha firmato tre lanci d’agenzia sulla lunga deposizione del primo testimone d’accusa: il generale Michele Riccio, anche lui ex del Ros, che accusa Mori e Obinu di avergli impedito di catturare Provenzano 13 anni fa in un casolare di Mezzojuso indicato dal mafioso suo confidente Luigi Ilardo, poi assassinato da Cosa Nostra subito dopo aver accettato di collaborare con la giustizia.
Quella sera e nei giorni seguenti nessun giornale né tg nazionale ha ripreso la notizia. Il Tg1, per esempio, era molto impegnato a intervistare il produttore De Laurentiis sul nuovo film-panettone di Christian De Sica. Un vero peccato, perché Riccio ha raccontato di quando Ilardo incontrò Mori e gli avrebbe detto: “Le stragi non le abbiamo fatte solo noi della mafia, ma anche voi dello Stato”. Mori, anziché domandare spiegazioni o fare obiezioni, girò i tacchi e - sempre secondo Riccio - se ne andò senza dire una parola. Poi Riccio s’è soffermato su uno strano vertice nello studio Taormina: “Il mio difensore Carlo Taormina mi fece incontrare il senatore Dell'Utri, con la scusa di studiare le carte del suo processo. Passò a salutarci l'avvocato Cesare Previti (che poi non partecipò alla riunione, ndr)… Taormina mi chiese di dire, nei processi per mafia a Palermo, che Ilardo non mi aveva mai parlato di Dell'Utri”. Invece gliene aveva parlato eccome. Riccio - riferisce l’Ansa - non seguì l'amorevole consiglio di Taormina e mesi dopo gli revocò il mandato. Previti - ricorda Riccio - era presente da Taormina anche in occasione di un’altra riunione. Una presenza interessante, la sua, anche se “inattiva”, visto che - come ricorda Riccio - Previti conosceva bene Mori e “sovente veniva a trovarlo negli uffici del Ros”.
Di più: “Nel 1994 ho visto Mori che dal proprio ufficio spostava in un'altra stanza il piatto d'argento che gli era stato regalato da Previti, commentando con una battuta: ‘Cambiato il governo, si deve cambiare anche la disposizione del vassoio’…”. Dopo aver ricostruito il mancato blitz di Mezzojuso, Riccio riferisce i nomi che Ilardo gli fece prima di morire: nomi delle persone che gli risultavano legate a Cosa Nostra o agli amici degli amici, sulle quali non potè aggiungere altro perché fu ammazzato prima di mettere a verbale le sue dichiarazioni. E, fra gli altri, cita Dolcino Favi, il procuratore generale reggente di Catanzaro che un anno fa tolse a Luigi De Magistris l’inchiesta “Why Not”, e che in passato era stato in servizio a Siracusa. Favi - riferisce l’Ansa - sarebbe stato “gestito” da un avvocato di Lentini “molto legato a un uomo del boss Santapaola”. Dichiarazioni tutte da verificare, s’intende (il processo serve a questo). Ma piuttosto avvincenti e attuali. Peccato che nessuno le racconti.
Ps. Un mese fa, chi scrive fu condannato a 8 mesi di reclusione in primo grado per aver diffamato Previti riportando sull’Espresso il racconto di Riccio ai pm di Palermo sulla presenza dell’ex deputato nello studio Taormina il giorno della riunione fra l’avvocato, l’ufficiale e Dell’Utri. Il Tg1 diede la notizia con grande risalto. Ora che Riccio, in Tribunale, ha ribadito e arricchito il suo racconto, il Tg1 tace. Viva il servizio pubblico.
Riporto un interessante articolo comparso su The Guardian, giornale inglese:
Al culmine del proprio potere, il famigerato boss della mafia siciliana Totò Riina aveva l’abitudine di festeggiare un assassinio offrendo un banchetto nella sua casa colonica vicino Corleone. I criminali più potenti dell’isola avrebbero bevuto champagne e ammucchiato bistecche sopra la griglia all’aperto. In un’occasione, agli inizi degli anni 80, Riina invitò alcuni dei suoi nemici a cena e li strangolò mentre, sazi dell’abbuffata, rimanevano seduti a tavola.
Ora anche i turisti possono mangiare al tavolo di Riina e immaginarlo mentre dà l’ordine di assassinare qualcuno. La casa colonica in pietra con alcuni acri di terreno circostante, a Gorgo del Drago, è ora aperta come hotel-ristorante. Il progetto sarà gestito dai volontari del gruppo Pio La Torre (nome dato in onore del politico che ha redatto la legge per confiscare i patrimoni della mafia).
Il turismo mafioso potrebbe diventare in Sicilia un’attività molto redditizia. Ad aprile del 2006 - solo alcuni giorni dopo l’arresto del boss mafioso Bernardo Provenzano, avvenuto in un’angusta baracca di pastori vicino Corleone, dopo 43 anni di latitanza - giravano delle voci secondo cui si pensava di convertire l’ultimo rifugio di Provenzano in un hotel. “I turisti potrebbero fare l’esperienza di vivere come ha vissuto lui ”dice uno degli uomini della zona e continua suggerendo che “potrebbero mantenere le stanze come Provenzano le ha trovate“ e nel ristorante si potrebbero fare dei menù imitando i famosi messaggi in codice battuti a macchina del boss. L’idea è pittoresca e nonostante la vista che si gode dalla cascina di Provenzano sia spettacolare, i turisti alla ricerca di una certa autenticità dovrebbero vivere in un oscuramento totale, come ha fatto lui.
Fin da quando la legge che consente allo stato di sequestrare i patrimoni dei mafiosi condannati è entrata in vigore nel 1982, prendere una decisione su cosa fare delle proprietà confiscate ha creato un sacco di grattacapi agli enti locali. Non si possono vendere, per paura che ricadano nelle mani dei vecchi proprietari. Sulle rive di Mongerbino e Aspradi, le lussureggianti ville appartenenti ad alcuni mafiosi condannati rimangono deserte e in rovina. Segni di vandalismo rivelano la determinazione delle famiglie: se non potranno godersi la loro casa al mare, nessun’altro potrà.
La casa di famiglia di Provenzano a Corleone è diventata un ostello per gruppi di giovani attivisti che lavorano nei vecchi vigneti un tempo appartenuti alla mafia, dimostrando così la loro solidarietà con i giovani attivisti locali che la combattono. Ma la scorsa estate le viti sono state danneggiate da una mano esperta, così da poter impedire il raccolto dell’anno successivo. Malgrado ciò, l’agriturismo ideologico potrebbe essere redditizio, ma in questo baluardo mafioso c’è ancora chi fa della resistenza locale.
"Buongiorno a tutti. Oggi ringrazierò dei giornalisti perché qualcuno ce l'abbiamo ancora, per fortuna. E meno male perché così non ci sentiamo inutili. Il primo giornalista che vorrei ringraziare è Milena Gabanelli. Non soltanto per la splendida puntata di Report di ieri sera, in cui abbiamo visto crollare, alla seconda o terza domanda, il grande patriota Colaninno che doveva salvare l'Alitalia. Ieri sera abbiamo appreso che ancora non c'è niente di deciso, che il prezzo che loro offrono per rilevare la parte sana dell'Alitalia è tutto da verificare. Ma soprattutto abbiamo appreso che il famoso impegno a non vendere da parte dei sedici patrioti della cordata CAI in realtà è una balla. Quando la Gabanelli ha messo il piano della CAI sotto il naso di Colaninno chiedendogli dove sta scritto l'impegno dei sedici soci a non vendere, Colaninno si è messo a ridere, come dire "lo sai anche tu che c'è!". Però non è riuscito a trovarlo nemmeno lui. Abbiamo anche appreso che la ragione sociale della CAI, fino a questo momento, è quella di trattare passamanerie, che non mi pare siano sinonimo di aerei. Ma la Gabanelli va ringraziata soprattutto, insieme a Giovanna Bursier che curava il servizio sull'Alitalia, per avere scoperto ciò che nemmeno l'opposizione parlamentare aveva scoperto. Voi direte: "beh, ci vuol poco... l'opposizione praticamente non esiste...". Pensate che quando Di Pietro ha votato no alla costituzionalità del decreto Alitalia, il Partito Democratico non ha trovato di meglio che astenersi. Si astengono addirittura sulla porcata Alitalia. Bene, in questo decreto all'ultimo momento, come al solito, era stato inserito con il parere favorevole del governo - questo dice il resoconto stenografico dell'Aula - un emendamento che i giornali hanno chiamato salva-Tanzi, salva-Cragnotti, salva-Geronzi. Il problema è che con tutti i governi ombra, tutti i cervelloni che ci sono all'opposizione, ma anche con tutti i cervelloni che ha Tremonti nella sua testa e intorno a se, nessuno si è accorto che il governo aveva dato via libera a questo emendamento che stabiliva il colpo di spugna su tutti i processi per bancarotta, anche fraudolenta. Per essere penalmente responsabili quelli che hanno mandato in vacca le loro società o quelle che amministravano, bisogna che queste società vengano dichiarate in stato di fallimento. Cosa che di solito non succede mai, soprattutto nei casi più gravi: c'è l'insolvenza ma poi non si arriva al fallimento perché ci sono pratiche di amministrazione controllata o concordata per cui, come Parmalat, la società viene ripresa per i capelli e salvata da commissari come Bondi o, come nel caso dell'Alitalia, da commissario Fantozzi. Quando non c'è la dichiarazione di fallimento non si può procedere per bancarotta nei confronti degli amministratori che hanno portato al crack. Questo era l'emendamento, clamoroso, che persino esponenti dell'opposizione, che sono i poveretti che voi vedete, avrebbero potuto notare se leggessero le leggi alle quali dovrebbero opporsi. Invece passano le loro giornate a fare non si sa bene che cosa, pagati da noi, e non leggono nemmeno le leggi che noi li abbiamo mandati lì apposta per controllare e a cui dire di no, quando sono scandalose come in questo caso. Per fortuna, una giornalista - Giovanna Boursier insieme a Milena Gabanelli - ha scoperto questo, hanno anticipato la notizia a Repubblica e questa legge è stata frettolosamente ritirata. Pensate: se l'opposizione esistesse avrebbe avuto un'autostrada. I suoi rappresentanti che vanno tutte le sere a infestare i programmi televisivi avrebbero potuto alzarsi e dire: "signori, noi con questa gente non vogliamo nemmeno più farci vedere nello stesso salotto televisivo, perché qualcuno potrebbe scambiarci gli uni con gli altri. Sappiate che questi signori stanno cercando di salvare i responsabili dei crack Cirio, Parmalat, ecc". Per non parlare del salvataggio preventivo del crack Alitalia, perché voi sapete che la procura di Roma sta lavorando sui bilanci degli ultimi anni dell'Alitalia e l'Alitalia, checché se ne dica, non esiste più. E' stata già dichiarata l'insolvenza. Magari qualcuno potrebbe pagare ma questa legge salvava anche ex post gli amministratori dell'Alitalia, oltre a Tanzi, imputato per il crack Parmalat, a Cragnotti e i suoi per il crack Cirio. E il banchiere Geronzi - che abbiamo visto entrare trionfalmente a Palazzo Chigi l'altro giorno per salvare la finanza italiana e forse quella mondiale, coccolato dal governo Berlusconi e Tremonti - imputato sia per la Cirio che per la Parmalat. Oltre a essere già stato condannato per un terzo crack, quello dell'Italcase. Si salvavano tutti. Pensate che opportunità aveva l'opposizione per riguadagnare punti e screditare un governo così. Invece no: zitti, dormienti. Ha scoperto tutto una giornalista. Qualcuno ritiene che il silenzio non fosse così casuale. Qualcuno ha ritenuto che fosse un silenzio complice, che questi signori sapessero cosa stava facendo il governo. Ma sapete com'è: Geronzi è uno che piace al centrosinistra perché prima ha sistemato i debiti di Fininvest-Mediaset, poi quelli dei DS. Insieme alla famiglia Angelucci, quella proprietaria di cliniche nel Lazio, nell'Abruzzo, nella Puglia, spesso convenzionate con le regioni. La famiglia Angelucci pubblica due giornali: Libero, di Vittorio Feltri, e il Riformista. Sono giornali che paghiamo anche noi, perchè oltre che essere pagati dagli Angelucci hanno pure il finanziamento non perché siano organi di partito ma perché sono organi di finti partiti. La famiglia Angelucci è legata mani e piedi al banchiere Geronzi. Sarà un caso, ma dopo che l'altra sera ad Annozero abbiamo osato raccontare chi è il banchiere Geronzi, immediatamente, il giorno dopo, il Riformista ha sparato contro Annozero. Il riformista di Angelucci in difesa di Geronzi. C'è chi sostiene, dunque, che per questi rapporti trasversali che ha, tutto il Parlamento si sia messo a cuccia quando il governo ha deciso di salvare Geronzi, oltre a quelli di Alitalia, Parmalat e Cirio. Anche perché il banchiere Geronzi è difeso dall'avvocato di D'Alema, l'ex senatore DS Guido Calvi, che fin che stava in Parlamento aveva lo stesso conflitto di interessi che hanno Ghedini, Pecorella e gli altri che si occupano di giustizia come legislatori e come difensori di imputati eccellenti. Grazie a Milena Gabanelli, questa manovra è stata sventata. Alla fine l'insipienza o la mascalzonaggine di alcuni esponenti del centrosinistra ha fatto sì che ad avvantaggiarsi della legge pro Tanzi, Geronzi, Cragnotti, pro distruttori di Alitalia fosse Tremonti. Tremonti ha fatto un figurone perché lui, rappresentante del governo che aveva dato l'ok a questa porcata, ha detto: "o la ritirare o mi ritiro io". Come se si rivolgesse ad altri e non alla sua coalizione e al suo governo. Insomma, è sembrato che il vero avversario di questa porcata non fosse l'opposizione ma Tremonti, cioè il governo. Pensate in che mani è l'opposizione in Italia. Il tutto, comunque, è stato sventato grazie all'intervento di due giornalista come Giovanna Boursier e Milena Gabanelli e questo dimostra che, per fortuna, quando i giornalisti fanno il loro mestiere servono, molto. Pensate, se fosse passata questa legge, che cosa ne sarebbe stato del processo che sta per concludersi a Milano a carico di Tanzi e delle banche americane che pilotavano la Parmalat per portarla sempre più nel gorgo del fallimento. Va ringraziata un'altra giornalista: Liana Milella. Questa mattina, su Repubblica, ci racconta della nuova legge ad personam. Ormai la fabbrica delle leggi ad personam è quotidiana, sforna ogni giorno un prodotto sempre più mostruoso e deforme. Cambia la "personam", nel senso che ogni giorno bisogna salvarne una tra gli amici degli amici, ma la formula è sempre la stessa. C'è un problema da risolvere a Tizio, Caio, Sempronio? Si fa una legge e glielo si risolve. Abbiamo avuto, in questa legislatura - proprio oggi si compiono i sei mesi dalle elezioni di Aprile - in questi sei mesi abbiamo già visto sei leggi ad personam tentate o approvate. Si è partiti con la salva Rete4, la personam era Berlusconi mentre quella da danneggiare era Di Stefano, Europa7. Subito dopo la blocca processi: bisognava bloccare il processo Mills e qui la personam da salvare era di nuovo Berlusconi. Dato che poi i processi da bloccare erano 100.000, sapete che si è arrivati a un compromesso: blocchiamo solo quelli della personam e non quelli delle altre personas e si è fatta la legge Alfano. Che qualcuno chiama "lodo", ma non lo è: il lodo è una soluzione concordata. Qui non c'è niente di concordato, viene imposta dall'alto: chiamiamolo "porcata Alfano" e firmiamo ai banchetti dell'Italia dei Valori e degli altri che l'hanno sostenuto, questa raccolta. Più siamo meglio è: non lasciamoci fregare dal tetto delle 500.000 firme. Devono essere milioni, bisogna far capire che siamo milioni di persone, che ci teniamo all'uguaglianza dei cittadini e alla Costituzione. Terza legge. Quarta legge: la legge pro Matteoli. Voi sapete che è intervenuto l'avvocato Consolo con una norma che stabilisca che i ministri o gli ex ministri sotto processo non possano essere processati senza l'autorizzazione del Parlamento. Oggi è così solo per i reati legati alle funzioni ministeriali, in futuro, secondo questa porcata, dovranno passare al vaglio del Parlamento anche i processi per fatti completamente estranei o addirittura precedenti alla carica ministeriale. La quinta è la legge pro Tanzi, Cragnotti, Geronzi. La sesta è quella che Liana Milella ci rivela questa mattina su Repubblica. Qui, per fortuna, qualcuno dell'opposizione se n'è accorto. Soprattutto due rarissimi parlamentari che se ne intendono: Gerardo D'Ambrosio e Felice Casson, ex magistrati entrambi. Che cosa hanno scoperto? Che l'altro giorno, infilato nella norma che incentiva i magistrati che si recano nelle sedi disagiate con aumenti di stipendio, hanno inserito un piccolo codicillo che abroga una norma approvata nel 2007 dal governo Prodi. Cosa diceva quella norma? Che i magistrati non possono ricoprire incarichi direttivi oltre i 75 anni se sono stati reintegrati in base alla legge che consentiva ai funzionari pubblici, sospesi o dimissionari per processi o condanne, che poi venivano assolti e potevano essere reintegrati. In caso di reintegro, comunque il magistrato non può ricoprire incarichi direttivi se ha compiuto 75 anni. Uno dirà: "ma di chi stanno parlando? Fate nomi e cognomi!". Chi è il magistrato che è stato reintegrato dopo che si era dimesso perché era stato condannato, poi era stato assolto ed è ritornato in carica e ha compiuto 75 anni? Non ce ne sono mica tanti: ce n'è uno. Si chiama Corrado Carnevale. E' una vecchia conoscenza, soprattutto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che lo consideravano l'avversario numero uno. Subito dopo la mafia c'era colui che alla presidenza della prima sezione penale della Cassazione si incaricava di cassare, annullare, decine di sentenze di condanna emesse dai giudici di Palermo nei confronti dei capi mafia. Ma non solo di quelle di Palermo: assolveva anche i clan processati e condannati a Torino, ad esempio. Sempre con cavilli, virgole mancanti, timbri incompleti. Era il re del garbuglio. Lo chiamavano "l'ammazza sentenze". Secondo alcuni testimoni, suoi colleghi in Cassazione e alcuni pentiti di mafia questo signore non annullava le sentenze perché andavano annullate ma perché era d'accordo con la mafia. Si è fatto un processo, Carnevale è stato assolto in primo grado, condannato in appello e poi la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza. Senza rinvio vuol dire che non ha disposto un nuovo processo in appello, come spesso avviene, ha annullato definitivamente stabilendo che le prove utilizzate dalla Corte d'Appello, quelle decisive, non erano più utilizzabili. Come mai? Dei colleghi di Carnevale in Cassazione, che raccontavano di come lui facesse pressioni per ottenere l'annullamento delle condanne dei mafiosi anche quando non c'entrava niente perché non presiedeva il collegio - figurarsi quando lo presiedeva... c'erano racconti di suoi colleghi che dicevano: "quando eravamo in camera di consiglio lui ci diceva di annullare". Ma anche quando non era in camera di consiglio chiamava alcuni colleghi e diceva: "mi raccomando, annullate". La Corte ritiene utilizzabili queste dichiarazioni nel senso che ritiene, come si era sempre ritenuto fino a quel momento, che se in camera di consiglio dove vige il segreto più assoluto - nessuno può rivelare cosa succede in camera di consiglio - si commettono dei reati, metti che il presidente malmena uno degli altri giudici, il giudice quando esce con l'occhio nero potrà dire "mi ha menato il presidente"... anche se la camera di consiglio è segreta, se si tratta di scoprire se sono stati commessi dei reati e chi li ha commessi si può divulgare cosa è avvenuto. La Cassazione, sconvolgendo e ribaltando questa impostazione originaria, ha detto no: "non si può rivelare nulla della camera di consiglio, nemmeno quando si tratta di processare qualcuno per qualcosa fatto all'interno della camera di consiglio". Quindi ha dichiarato inutilizzabili le dichiarazioni dei magistrati di cassazione che dichiaravano di aver subito pressioni in camera di consiglio da Carnevale. Quindi, se la prova non vale più perché sono cambiate le regole durante la partita è evidente che a quel punto Carnevale, anche per questo motivo, è stato assolto. La Corte non si è accorta di un altro fatto: alcuni colleghi di Carnevale, che lo accusavano, non raccontavano di pressioni avvenute dentro la camera di consiglio. Raccontavano di pressioni che faceva quando non stava in camera di consiglio, perché non presiedeva il collegio. Erano pressioni avvenute fuori e dovrebbero essere utilizzabili. Han fatto un fritto misto, han messo tutto dentro, hanno detto che era tutto inutilizzabile e, anche per questo motivo, Carnevale è stato assolto. A questo punto, dopo la condanna in appello, si era dimesso dalla magistratura, altrimenti il CSM l'avrebbe comunque sospeso o cacciato. Dopo che la Cassazione lo ha assolto, lui ha ottenuto una legge per poter rientrare in magistratura dopo che si era messo in prepensionamento. Legge che ha approvato la maggioranza di centrodestra nel 2003, con voti delle solite teste di cavolo di una parte del centrosinistra che quando si tratta di dare una mano nelle porcate non si tira mai indietro. Questa maggioranza trasversale riportò Carnevale in magistratura, alla Cassazione, a presiedere una sezione della Cassazione. Per il momento sezione civile, prima stava nel penale. Ma non è che l'assoluzione della Cassazione cancella i fatti. Per esempio, indagando su di lui i magistrati di Palermo l'avevano intercettato per un certo periodo e l'avevano sentito, subito dopo la morte di Falcone e Borsellino, parlare di loro con dei suoi colleghi. Carnevale, in quelle telefonate intercettate, li chiamava - Falcone e Borsellino, i martiri dell'antimafia - "i Diòscuri", come se fossero Castore e Polluce. Li prendeva in giro, da morti. Diceva che erano "due incapaci, con un livello di professionalità prossimo allo zero". Chiamava Falcone "quel cretino", "faccia da caciocavallo" - cioè faccia da culo, detto molto chiaramente, è un modo di dire siciliano - e aggiungeva: "io i morti li rispetto, ma certi morti no". Falcone e Borsellino manco da morti, li rispettava. Aggiungeva: "a me Falcone non è mai piaciuto". Poi insinuava che Falcone avesse messo sua moglie, Francesca Morvillo morta anche lei a Capaci, nella corte d'Appello di Palermo per far confermare le condanne che Falcone otteneva in primo grado. Lo accusava di aggiustare i processi, diceva al telefono, per "fregare qualche mafioso". Secondo lui condannare i mafiosi significava fregarli. Questo lo diceva lui. Tant'è che quando l'hanno interrogato gli hanno chiesto: "ma lei conferma le cose che ha detto?" "Si si, io contro di loro ho un'avversione che non è venuta meno neanche dopo che la mafia li ha ammazzati". Questo è il soggetto che in base a questa legge è tornato in Cassazione. Ma c'era questa norma, fatta dal centrosinistra, che almeno ci metteva al riparto dalla beffa delle beffe. Carnevale è più vecchio di tutti proprio perché l'hanno reintegrato quando era over quota. Il fatto che sia il più anziano degli altri lo pone in vantaggi in un'eventuale corsa alla presidenza della Cassazione. Adesso un presidente c'è, si chiama Carbone, ma va in pensione nel 2010 e Carnevale lascerà la Cassazione nel 2013, quando avrà 83 anni. Dagli 80 agli 83 anni, quando andrà in pensione Carbone, chi sarà il candidato unico, il più anziano, che ha più titoli per diventare primo presidente della Cassazione, il magistrato più importante d'Italia, quello che sta al vertice della piramide della magistratura sopra il quale non c'è più niente? Sarà Carnevale. In base a questa legge che stabilisce che anche se ha compiuto 75 anni ed è stato reintegrato, può diventare dirigente di un ufficio. Può diventare il primo presidente della Corte Suprema di Cassazione. Così quando un famoso annullatore di sentenze come questo andrà a presiedere la Cassazione, tutti quelli che hanno delle sentenze che stanno per arrivare in Cassazione e che sperano che siano annullate, avranno buone speranze di ottenere il loro bravo annullamento. Questa è la sesta legge ad personam che passa in Parlamento. Vi preannuncio che ne avremo presto, probabilmente, una settima. Adesso devono rinnovare la Corte Costituzionale perché c'è un membro che si è dimesso da un anno e mezzo. E' un ex avvocato di Berlusconi, si chiama Vaccarella. Era il civilista di Previti e Berlusconi. Si è dimesso un anno e mezzo fa, non l'hanno ancora sostituito ma ora c'è un pressing per sostituirlo. Con chi lo sostituiranno? Il candidato favorito è il penalista di Berlusconi, l'avvocato Pecorella, che sta in Parlamento. L'avvocato Pecorella è però imputato a Milano per favoreggiamento nei confronti di Delfo Zorzi, a sua volta imputato a Brescia per la strage di Piazza della Loggia. Secondo l'accusa, Pecorella e l'avvocato di un pentito, Martino Siciliano, avrebbero pagato questo pentito per ritrattare le accuse a Zorzi sulle stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia. Di qui per entrambi, l'altro si chiama Maniacci, l'accusa di favoreggiamento nei confronti di un imputato di strage. Non era mai capitato nemmeno in Italia che un imputato di favoreggiamento di un presunto stragista venisse promosso a giudice costituzionale. Ma quando lo diventasse, pensate cosa succederebbe: avremmo un giudice costituzionale che ogni tanto va a un processo dove deve rispondere di favoreggiamento nei confronti di un presunto stragista. A quel punto ricominceranno a dire che non solo per il capo del governo, dello Stato, per i presidenti di Camera e Senato ci vuole quella tranquillità, che sicuramente uno che ha dei processi non può avere per svolgere il suo mandato, ma anche per i giudici costituzionali bisogna prevedere l'immunità almeno durante l'esercizio delle funzioni. Quindi si tornerebbe indietro, al lodo Schifani che diversamente dal lodo Alfano immunizzava anche il presidente della Corte Costituzionale e perché no, a quel punto, tutti i suoi membri, come inizialmente voleva fare Alfano. Voi vedete come una legge ad personam ne figlia tante altre. E' come una smagliatura che se non viene immediatamente rammendata comincia a dilatarsi e diventa una voragine. Ecco perché la smagliatura, cioè il Lodo Alfano, fa immediatamente ricucita con l'abrogazione o per via referendaria o per via del respingimento della Corte Costituzionale, perché a furia di fare una legge ad personam dopo l'altra alla fine le uniche "personas" che non otterranno mai giustizia saremo noi cittadini comuni. Passate parola."
Con questo articolo torno a parlare di Pino Masciari ( clicca sul link per maggiori informazioni ). Una volta tornato in Calabria ha finalmente riavuto la scorta ma non certo la sua vita. Gira per la Calabria rischiando la propria vita perchè le istituzioni lo hanno abbandonato dopo averlo usato. Usato come testimone di giustizia contro ndrangheta, politica e magistratura oggi non è un uomo libero con una vita propria.
Paga la colpa dell'onesta. Questo caso è sicuramente un buon esempio per spronare la gente a non parlare a tacere e non denunciare. Parli e finisci male questa è la morale, una morale che deve essere cambiata.
Pino ora chiede asilo e protezione per la sua famiglia ad uno stato estero e tiene a sottolineare che questa non è una provocazione ma una ricerca di sicurezza, tranquillità e di una nuova vita.
Antenneattive.org ha ripreso un incontro di Masciari all'Università degli studi di Cosenza dove ha incontrato un nutrito gruppo di ragazzi ed ha parlato della sua storia:
Parlare della sua storia è importante perchè soprattutto tramite l'occhio dell'opinione pubblica puntato su di lui la sua vita viene allungata. Quindi non lasciamolo solo.
Mi stringo vicino a lui, alla sua causa e a tutti quelli che lo sostengono e spero di aver contribuito in qualche modo ancora una volta a dargli il merito e l'importanza che gli spetta. Io sono suo amico.
P.S.: in questo link trovate l'opinione di un ragazzo che ha seguito in prima persona l'incontro: clicca qui
La Repubblica ha presentato un articolo dove ha comparato la situazione giuridica dei futuri parlamentari divisi per partiti.
Bisogna ora fare alcune considerazioni.
Scontata per me era la totale assenza di condannati all'interno dell'Italia dei Valori, dove sappiamo bene che la lotta per la legalità è il centro nevralgico del loro programma. Infatti sarebbe difficile presentarsi di fronte all'elettorato con dei condannati. Mentre qualcuno ha il coraggio di farlo.
Seconda annotazione che bisogna fare è l'unione di centro. Bene come vedete dalla tabella è il partito con il più alto di condannati al suo interno. tra i tanti vorrei ricordare Totò Cuffaro ex presidente della Sicilia condannato a cinqua anni.
Bene se ora come me avate come uno dei principi fondamentali della scelta del voto la legalità non potete che fare le vostre considerazioni.
Lega Nord + Popolo delle Libertà: 6,9 + 1,3
Italia dei Valori + Partito Democratico: 0 + 0,6
Credo a mio avviso che sarebbe difficile fare la lotta alle organizzazioni mafiose o a favore della legalità quando queste sono all'interno delle istituzioni.
Ieri Veltroni durante la trasmissione Matrix ha detto una cosa molto interessante riguardo la lotta alla mafia.
Come spero noi tutti sappiamo, la mafia si arricchisce soprattutto vincendo illegalmente gli appalti pubblici da milioni di euro. Veltroni ha proposto di spostare dai comuni e dalle province le gare di appalto all'interno delle prefetture, dove la possibilità di pressione da parte di queste organizzazioni mafiose sarebbe minore.
Immagino che questa possa essere una buona ricetta per iniziare a contrastare la mafia, ma sarà davvero adottata ? Staremo a vedere.
P.S: Ieri sera a Matrix c'erano dei ragazzi ben vestiti che per qualsiasi espressione di Berlusconi lo applaudivano. Avevano un qualcosa di familiare e si vedeva che quegli applausi erano finti. Così oggi cercando nella rete ho trovato che quei ragazzi sono gli stessi protagonisti del video: "meno male che Silvio c'è" . Chissà quanti voti quei finti applausi abbiano spostato. Comunque ecco il video:
La prima volta che ho ascoltato la sua storia è stato all'incontro dell'Italia dei Valori del 6 Ottobre 2007 che ho seguito in streaming. Da subito quella storia mi aveva colpito, un pò come la maggior parte delle storie riguardante chi ha avuto il coraggio di denunciare la mafia pagandone serie conseguenze.
Pino Masciari è un ex imprenditore calabrese, che è dovuto scappare dalla sua terra, la Calabria, perchè stufo di pagare il pizzo a ndrangheta e politica. Non voglio aggiungere altre parole perchè questo video spiega tutto nei minimi dettagli:
Ora quest'uomo coraggioso è tornato in Calabria senza scorta per protestare contro le istituzioni che lo hanno lasciato solo.
Gli hanno ridotto la scorta e dopo undici anni di latitanza ( nonostante è un cittadino onesto ) lo stato non riesce a reinserirlo nella società.
Con questo articolo volevo sensibilizzarvi un poco riguardo la sua storia, che purtroppo non è un caso isolato. Grazie sempre a questo articolo Pino Masciari è meno solo, grazie a te che ora conosci la sua storia, e questo forse è l'unico modo per tenerlo in vita.
Firma la petizione per dare sostegno a Pino Masciari chiedendo che la sua situazione venga risolta: CLICCA QUI
Giuseppe Fava è stato una delle tante vittime di Cosa Nostra, un personaggio, un giornalista che ha passato la sua vita alla lotta alla mafia.
Interessante è l'ultima intervista di Fava dove descrive la mafia e i rapporti che ha con la politica. Non credo ci sia altro da aggiungere.
Con lui c'è anche il generale Della Chiesa del quale tornerò a parlare più avanti.
« Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. »
(Pippo Fava. Lo spirito di un giornale. 11 ottobre 1981)
Ho trovato questo interessante articolo sull'espresso dove si mette bene in evidenza le amicizie dell'UDC. Interessante vedere che Cuffaro non è l'unico mafioso candidato nelle sue liste:
In questo blog voglio cercare di evidenziare o portare alla luce notizie che io ricredo interessanti e poco conosciute...
Mi piacerebbe costruire una community all'interno della quale poter discutere scontrarsi e crescere.
Mi piacerebbe che più persone partecipassero alla creazione, stesura e pubblicazione di notizie.